L’Italia? E’ come andare dal parrucchiere

Berlusconi si è fidanzato.   

Devo dire che ci vuole una grande abilità nel saper spostare l’attenzione sulla politica gossipp ara al fine di adombrare, anzi di far sparire, i fatti che contano.

In Tunisia c’è stata la rivolta? Da noi l’argomento del giorno sono le escort, la escort di turno etc.

In Veneto vogliono mettere al bando nelle biblioteche pubbliche gli scrittori che firmarono l’appello per Battisti? Nessuno ne parla. Anzi c’ è pure il sindacato di polizia del Veneto che aderisce.

Invece al  cavaliere che si è fidanzato non si sfugge. Magari anche un po’ schifati, ma se ne parla.

Stare in Italia è come vivere quotidianamente dal parrucchiere.

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Caccia alle streghe. Siamo ai libri al rogo e alle liste di proscrizione

L’assessore alla provinciale alla cultura del Veneto Raffaele Speranzon ha inviato a tutti gli assessori alla cultura dei comuni del veneziano e atutti i dirigenti delle biblioteche civiche una lettera con un messaggio: “ Via dagli scaffali delle librerie tutti i libri di quegli scrittori che firmarono la petizione per la libertà di Cesare Battisti”. Le motivazioni le trovate qui.

Tra i firmatari di quell’appello, che risale al 16 febbraio 2004, c’è la sottoscritta.

Come molti firmai e feci circolare la petizione dopo aver letto la documentazione sul processo a carico di Battisti. Dalla quale emergevano tutta una serie di anomalie giuridiche. Dunque da garantista firmai e feci circolare l’appello. Ma non è di questo che voglio discutere. Piuttosto del clima ormai evidente di “caccia alle streghe”.

In marzo dovrei essere in Veneto per presentare il mio libro. Dovrei preoccuparmi per la mia incolumità? O addirittura non andare?

Tra i firmatari ci sono autori molto più importanti di me. Ed è a tutti gli intellettuali che firmarono che chiedo di prendere posizione affinchè  contro queste iniziative incivili e e palesemente dittatoriali.

Ma non è finita. C’è chi poi sul suo blog pubblica la lista dei firmatari qui che vengono definiti  “se non proprio pericolosi, almeno ambigui e civilmente discutibili”. Su questa iniziativa non ho nulla da replicare, lo farà il mio avvocato. Per tutto il resto vi prego di far circolare cosa sta accadendo in questo nostro paese visto che la vicenda non ha avuto un eco decente sui media.

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Aziende, talenti, giovani… Non c’è spazio nella “Penisola dei famosi”

“In mancanza di un accordo, le imprese avrebbero buone motivazioni per spostarsi …”.

Il profetico Giorgio Gaber

Questa affermazione del presidente del consiglio è un’offesa agli italiani. A parte il fatto che da questo paese non se ne vanno solo le imprese, in nome del profitto, ma anche i suoi abitanti  che chiedono un futuro.

Un’ uscita  quella di Berlusconi che provoca un senso di solitudine.

Essendo tra coloro che non vivono stabilmente in Italia mi pongo alcuni interrogativi. Uno tra i tanti riguarda l’identità collettiva.

Qualche giorno fa raccontavo a mia nipote Valentina, che studia psicologia, la riforma psichiatrica. Quella voluta da Basaglia. Un legge che rappresenta, con l’eliminazione di quelle tombe per vivi che erano i manicomi, un  grande atto di civiltà. Una legge che è stata il nostro fiore all’occhiello a livello europeo.

Quando parlavo, e lei mi ascoltava, mi sono sentita  come una fuori dal mondo. Dal suo mondo. Quello dei suoi coetanei che, se è vero che non hanno futuro, è anche vero che non hanno un passato. O del passato conoscono poco e nulla.

E allora che se ne vadano le aziende, che se ne vadano i giovani, che se ne vadano le eccellenze ed i talenti!

Cosa vogliono farne dell’Italia? Forse una “Penisola dei famosi” in cui vincerà il più forte?

Mi torna in mente Giorgio Gaber  con quel suo pezzo in cui diceva: “io non mi sento italiano, ma per fortuna purtroppo lo sono….”.

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Al di là della baguette c’è il Mediterraneo

“… Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme.

foto di Camillo Valerio a Marsiglia

Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia…”.

Così il grande storico francese Fernand Braudel spiega nella sua opera il Mediterraneo. Quel Mare Nostrum, sempre più mare di nessuno, nel senso della sua identità e della sua antica cultura. Un mare sul quale la lunga mano di questo nostro capitalismo selvaggio sta cancellando l’essenza vera che risiede in quel suo essere eternità.

I media ci fanno vedere le immagini della “rivolta del pane” in Tunisia. Chiede il pane il popolo tunisino, un pane farcito di libertà. Perché gli scontri in atto, la gente per le strade, non sono una questione di baguette, ma una questione di mancanza di democrazia che non ha reso facile la vita a  chi vive sull’altra sponda. Ma di questo i giornali non ne hanno quasi mai parlato. E tutto si riassume, in nome della crisi in atto, in una ribellione dovuta a un bisogno di necessità primarie. Il che è verissimo. Ma attenzione se oggi esplode la protesta nella terra dei gelsomini non è solo questione di sopravvivenza. C’e altro. E forse noi, qui dall’altra sponda, abbiamo fatto finta di non accorgercene. Ci siamo limitati ad usare la manovalanza tunisina. Un’etnia in più che si aggiunge al popolo degli extracomunitari.

In Italia non c’è informazione, e tantomeno attenzione per ciò che accade ai nostri dirimpettai. Di Algeria non si parla quasi mai. Non si parla quasi mai di quella terra dove è viva una tensione civile provocata dall’oppressione e dalla mancanza di libertà. In Algeria esistono decine e decine di quotidiani. Tutti in prima linea nel tentativo di fare opposizione. In Francia, dove in parte vivo, ho conosciuto molti colleghi giornalisti oggi esuli. Ed ho sentito storie da brivido. Gente condannata a morte. Si a morte. Non a caso in Francia esistono avvocati, come il mio amico Christian Bruschi, che si occupano dei diritti umanitari rappresentando una solida ancora per questi perseguitati.

Il Mediterraneo ce lo racconta il rap. La musica. Da noi si parla solo di sbarchi, o di cadaveri senza nome ritrovati sulle nostre spiagge. Dimenticati dopo il tiggì.

Era stata istituita l’Unione per il Mediterraneo (Upm).  Ma i grandi progetti annunciati qualche anno fa sono evidentemente naufragati.

Perché è mancata una strategia ed un progetto di sviluppo solidale. La crisi economica poi  ha fattoi la sua parte. Perché ciò che è in piena crisi è l’idea dell’Europa.

Scisse Braudel : “…. a voler catalogare gli uomini del Mediterraneo, quelli nati sulle sue sponde o discendenti di quanti in tempi lontani ne solcarono o ne coltivarono le terre e i campi a terrazze, e poi i nuovi venuti che di volta lo invasero, non se ne trarrebbe la stessa impressione che si ricava redigendo l’elenco delle sue piante e dei suoi frutti? Nel paesaggio fisico come quello umano, il Mediterraneo crocevia, il Mediterraneo eteroclito si presenta al nostro ricordo come un’immagine coerente, un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un’unità originale. Come spiegarla? Come spiegare l’essenza profonda del Mediterraneo? Sarà necessario moltiplicare gli sforzi. La spiegazione non risiede soltanto nella natura, che pure molto ha operato in tal senso, né soltanto nell’uomo, che ha ostinatamente legato insieme il tutto, ma del confluire dei favori e delle maledizioni – numerosi entrambi – della natura e degli sforzi molteplici degli uomini, ieri e oggi.”

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