Noi, goffi concierge di un vecchio hotel che affaccia sul Mediterraneo

“Non c’è fumo senza fuoco”. E’ il titolo di un vecchio film francese di André Cayatte. Quel che sta accadendo nel Mediterraneo, a due passi da noi, si può definire proprio come il titolo del film.
In questi anni nei paesi del Maghreb la situazione non era affatto tranquilla. E le immagini delle rivolte che la televisione italiana ci ha offerto in questi giorni sono l’esplosione, sono il fumo, per dirla alla Cayatte, di un fuoco che ardeva da decenni.
Mentre in Italia eravamo impegnati a reprimere gli sbarchi a Lampedusa, come concierge pronti a scattare all’allarme degli invasori, il fuoco c’era. E chi fuggiva dalla Tunisia, dall’Egitto o dall’Algeria non lo faceva certo per comprarsi le adidas nuove. Che in questi paesi ci siano regimi repressivi è noto. Da noi se ne è sempre parlato poco. Hadj Brahim Khaled lo abbiamo conosciuto per la sua canzone più popolare e commerciale, “Aicha”, espressione della pop raï, un genere musicale che in Algeria rappresenta una protesta . Una musica esportata per far sentire la voce di tanti giovani che chiedono giustizia. Ora si può discutere sul genere, ma non sul messaggio.

In questi paesi, come la Tunisia, le forze dell’ordine in questi anni sono state impegnate in operazioni di repressione gravi: Secondo le Nazioni Unite nelle violenze che hanno portato in Tunisia alla caduta del presidente Ben Ali sono morte almeno 219 persone. La stima è della Missione dell’alto commissariato Onu per i diritti umani.
E mentre l’Egitto va in fiamme, mentre si vanno a delineare nuovi equilibri politici nel Medio Oriente, noi siamo impegnati col bunga bunga, con la politica della paura che punta ad additare il diverso, lo straniero …
Di Mubarak ci siamo occupati, è vero, quando il presidente del consiglio giustificò il suo aiuto alla giovane Ruby in un momento di difficoltà
E’ proprio così “non c’è fumo senza fuoco”, e noi sembriamo goffi concierge sulla porta di un vecchio hotel che si affaccia sul Mediterraneo.

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