Aziende, talenti, giovani… Non c’è spazio nella “Penisola dei famosi”

“In mancanza di un accordo, le imprese avrebbero buone motivazioni per spostarsi …”.

Il profetico Giorgio Gaber

Questa affermazione del presidente del consiglio è un’offesa agli italiani. A parte il fatto che da questo paese non se ne vanno solo le imprese, in nome del profitto, ma anche i suoi abitanti  che chiedono un futuro.

Un’ uscita  quella di Berlusconi che provoca un senso di solitudine.

Essendo tra coloro che non vivono stabilmente in Italia mi pongo alcuni interrogativi. Uno tra i tanti riguarda l’identità collettiva.

Qualche giorno fa raccontavo a mia nipote Valentina, che studia psicologia, la riforma psichiatrica. Quella voluta da Basaglia. Un legge che rappresenta, con l’eliminazione di quelle tombe per vivi che erano i manicomi, un  grande atto di civiltà. Una legge che è stata il nostro fiore all’occhiello a livello europeo.

Quando parlavo, e lei mi ascoltava, mi sono sentita  come una fuori dal mondo. Dal suo mondo. Quello dei suoi coetanei che, se è vero che non hanno futuro, è anche vero che non hanno un passato. O del passato conoscono poco e nulla.

E allora che se ne vadano le aziende, che se ne vadano i giovani, che se ne vadano le eccellenze ed i talenti!

Cosa vogliono farne dell’Italia? Forse una “Penisola dei famosi” in cui vincerà il più forte?

Mi torna in mente Giorgio Gaber  con quel suo pezzo in cui diceva: “io non mi sento italiano, ma per fortuna purtroppo lo sono….”.

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2 risposte a Aziende, talenti, giovani… Non c’è spazio nella “Penisola dei famosi”

  1. Gherardo Fabretti ha detto:

    In poche righe ha riassunto un mondo, purtroppo.

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Temo non ci sia resi conto che l’Italia è al collasso, così come del resto gran parte del mondo occidentale e non.

    Se è vero che in Italia c’è chi ha voglia di fare è purtroppo anche vero che molti sono quelli che non vogliono fare e che credono di poter fare i furbi in eterno sulle spalle degli onesti. Non solo in Fiat, nei Comuni, in Regione, un po’ dappertutto, c’è chi si fa un mazzo tanto e chi invece passa la sua vita davanti alla macchinetta del caffè a fumare e a trescare. Sono dannate realtà che fanno male e che ho toccato con mano non una volta e che ho subito sulla mia pelle anche.

    Che avreste preferito? Che Marchionne andasse in Canada? Forse non ve ne siete resi conto ma in Italia di italiano non c’è restato più un emerito cazzo. E diciamocelo. Colpa degli imprenditori ingordi, ma colpa anche di tanti delle vecchie generazione che hanno fatto i furbi e che di fatto hanno negato un futuro ai loro figli oggi per strada e disoccupati. Non è che andando all’estero i giovani si troveranno meglio che in Italia. Tutt’altro. Si troveranno peggio e con molte meno assicurazioni. Negli USA un giorno sei in ufficio, quello dopo non ci sei più se sgarri di 30 minuti. Non è un momento facile, non lo è per nessuno. Fare gli strilloni non serve, la manna non cade dal cielo e nessuno oggi cammina sulle acque tranne i terroristi rossi e neri ammantati di innocentismo, che domani li faranno pure santi e martiri al pari di un qualsiasi Papa o con le bave alla bocca o protettore del clero pedofilo. Ecco l’Italia che ancora se la spassa: quella dell’alto clero – praticamente intoccabile -, i terroristi fascisti e rossi, i pentitti (il pentitismo è diventato un lavoro, porco d’un mondo!), le escort e le veline.

    La poesia è tanto bella. Non dà da mangiare però.

    Bertrand Russell rimproverava cento anni or sono o giù di lì che avrebbe avuto orrore di vivere in una società comunista: vediamo quello che è poi successo con Stalin, con le epurazioni; vediamo quello che ancor accade oggi a Cuba e in Cina ad esempio. Russell diceva che capitalismo e comunismo non erano la soluzione, che la democrazia era la miglior forma di governo perché la società non ha trovato ancora una forma di governo migliore. Ha vinto il sì, la democrazia. Se voi conoscete una forma più democratica dell’attuale democrazia la spieghi…

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